Un pedone

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Chi si cimenta nel gioco degli scacchi, conosce bene l’ importanza vitale di questo pezzo, tanto che un buon giocatore ci pensa due volte prima di sacrificarne uno inutilmente.
Fatto sta che per coloro i quali si avvicinano agli scacchi la prima volta, il pedone può sembrare solo d’ intralcio, messo lì a far da muro per proteggere pezzi di maggiore rilievo.
Si rimane ben più affascinati dai cavalli, che galoppano di casella in casella con il loro movimento frenetico, dall’alfiere campochiaro e da quello camposcuro, che tracciano quelle diagonali neanche fossero dei jet militari, per non parlare delle torri, che percorrono quelle autostrade orizzontali e verticali come due monoposto da corsa.
Abbiamo infine la regina, che racchiude in sé la potenza delle torri e degli alfieri: ha un controllo su tutta la mappa e può essere una vera spina nel fianco per chi malauguratamente si trova a doverne fronteggiare una.
Il re quindi dispone di un gran numero di alleati per potersi difendere adeguatamente, cosa se ne fa di un povero e piccolo pedone, che oltre a muoversi con un’ innaturale lentezza, non può fare altro che subire gli attacchi da nemici ben più forti di lui?
Eppure il pedone non arretra, è infatti l’unico pezzo della scacchiera che non può indietreggiare, prosegue per la sua strada di casella in casella senza guardarsi mai alle spalle, affrontando senza paura i pericolosi carri armati dell’esercito avversario.
A prima vista, la vita di questo pezzo sembrebbe appesa ad un filo, ma il pedone, sognatore di nascita, persegue lentamente la sua via, verso l’insperata promozione.
Esiste infatti una regola nel gioco degli scacchi tradizionali che dà al pedone la possibilità di dire la sua, ma per farlo deve necessariamente raggiungere l’ottava traversa opposta, dove praticamente stanziano gli avversari, neri o bianchi che siano, ad inizio partita.
E lui non si tira indietro, avanza, passo dopo passo, casella dopo casella, con il solo scopo di raggiungere la sua meta.
Certo, il percorso è impervio e non privo di ostacoli, ogni turno rischia di scomparire dimenticato in una nuvola di fumo, ma lui non se ne fa un cruccio, deve realizzare il suo sogno.
Mi sembra quasi di vederlo, lì tutto teso, compiere l’ultimo passo che lo divide dall’ottava traversa, per poi staccare il traguardo e guardarsi indietro, con gli occhi di una regina; ed eccolo ora finalmente, quel pezzo tanto sottovalutato, con il corpo da regina, ma con il cuore di un pedone, pronto a tornare indietro e sacrificarsi ancora, così come in passato, per il bene del suo re.

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Edmond L. Isgrò

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