Lampadine fulminate

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Giaci lì, abbandonata da tutti, in quel sacchetto dei rifiuti.
Ricordi nitidamente i giorni in cui illuminavi le serate a quell’allegra famigliola e non riesci adesso ad accettare di essere diventata un oggetto inutile e superfluo.
Eri veramente luminosa, nessun angolo della stanza sfuggiva al tuo sguardo penetrante, ma ora la vista ti si è offuscata e nulla potrà ripristinarla.
Sei stata soppiantata in men che non si dica, senza nemmeno un grazie, sostituita all’istante da un’altra più giovane, mentre tu ti raffreddavi, smettendo di vivere.
Chissà cosa hai provato quando hai notato che la tua luce diveniva pian piano sempre più fioca e mi chiedo come ti sei sentita quando hai capito che non saresti stata più di nessun’ utilità.
Dalle stelle alle stalle, direbbero alcuni, beh è vero, ma in fin dei conti eri al corrente che prima o poi sarebbe successo; forse speravi in un poi, piuttosto che in un prima, eppure sai che la vita è un’ incognita e le disgrazie accadono quando meno te l’aspetti.
Da quel sacchetto riesci a spiare la nuova arrivata, e in cuor tuo sai che lei non ha colpe, anzi, ha lo stesso spirito che possedevi tu quando ti hanno avvitato a quel lampadario molti anni prima.
Sei triste per lei non è vero?
Lei subirà la tua stessa fine, ma ancora non lo sa, è troppo giovane, l’età le darà l’esperienza di cui ora pecca.
Senti provenire dalla stanza i commenti della famiglia che ti ospitava, noti dalle loro parole che sono veramente fieri del loro acquisto, paragonano la nuova arrivata a te, la reputano migliore.
Non batti ciglio, ricordi che in un lontano passato quei dolci complimenti erano rivolti a te, e forse in quello stesso sacchetto dove ti trovi tu in questo momento, c’era il tuo predecessore.
Ciò ti fa onore, come ti fa onore il fatto che in tanti anni di servizio, il tuo unico scopo era risplendere per chi ti aveva permesso di brillare.
Non hai mai chiesto nulla in cambio, e tuttora pensi di aver fatto bene, perché, non sapendo nemmeno il motivo a dire il vero, sentivi di essere tu la debitrice.
E ora lasciati morire, perché indietro non puoi tornare, non è una questione di lottare o meno, sei ai titoli di coda bella mia.
Sappi solo che i tuoi nuovi compagni saranno l’oscurità e la polvere, almeno finché non verrai gettata in un tritarifiuti, e quel che accadrà dopo è inutile che io te lo dica, non ce n’è bisogno.
Vedo la rassegnazione sul vetro opaco che ti avvolge, ma non puoi nascondere quel poco di malinconia e di egoismo sopiti nel tuo cuore; perché dopotutto, morire sentendosi dire: “Grazie, ti abbiamo voluto bene” sarebbe stato alquanto diverso, sarebbe bastato per godere di una fine felice e invece no; un lancio da fare invidia ai migliori giocatori di basket, accompagnato da un sordo tonfo, ha firmato il tuo addio e chissà per quale assurda ragione, pensi addirittura di essertelo meritato.

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Edmond L. Isgrò

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