Voci sensibili

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Si nascondono tra la folla, sommerse dagli schiamazzi che dileggiano senza sosta il nostro povero udito.
Voci cristalline e sincere, che vagano in questo mondo alla ricerca di qualcuno in grado di apprezzarle, ma allo stesso tempo, evitano di esporsi ai più, come impaurite da quel qualcosa di indefinito che nemmeno esse sono in grado di comprendere.
Eppure, se ti sforzi, riuscirai ad ascoltarle, e finirai per preferirle a quel rumore assordante che va crescendo senza sosta solo per farsi notare.
Fatti inebriare da quei melodiosi silenzi, o da quei flebili suoni, che non colpiscono e non ci provano nemmeno, ma che ti rassicurano, pronti ad ascoltare.
Son paragonabili a delle dolci brezze primaverili, leggere e perfette; non guastano il nostro umore come l’afa di un giorno di mezza estate, e non pungono, come il freddo invernale di una notte di fine Dicembre.
Tendi loro la mano, ma non provare a trascinarle verso di te, così facendo otterrai solo un loro allontanamento, perché per quanto sperino di essere udite, odiano che qualcuno le forzi; la loro natura rifugge il piedistallo, che forse meriterebbero, ma che inspiegabilmente rifiutano.
Se proprio desideri che siano la dolce musica che armonizza la tua giornata, ti do un consiglio: “Alimenta quelle note con le tue, cercando di accompagnarle, senza soffocarle, ma allo stesso tempo, senza esaltarle.
Sembra difficile lo so, ma è l’unico modo che hai per guadagnarti la loro fiducia, e sarà allora che verranno da te, pronte a sollevarti quando stai giù o a gioire, per la tua felicità.”
E come gli arcobaleni si presentano ai nostri occhi solo al termine di un brutto temporale, così fanno loro, spuntando solo al placarsi di quell’insistente e insostenibile frastuono da mercato rionale.
Se oltre all’udito, acuirai lo sguardo, noterai chi è che crea quelle dolci melodie; sono persone come tutti, ma rivolgono i loro occhi verso il basso, solo perché trovandosi in presenza di un formicaio, si premurano di non arrecare danno a quei laboriosi insetti, e dimmi tu adesso, dove sta, il confine tra la pazzia e la bontà.

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Edmond L. Isgrò

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