Nella casa degli specchi

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Mi capita spesso di girare a zonzo per la città, con lo scopo di rilassarmi e al contempo alimentare con nuovi dubbi i miei innumerevoli grattacapi.
Solitamente, nel compiere queste passeggiate, cerco volutamente di rifuggire qualsiasi contatto con chiunque: conoscenti e parenti compresi.
Quel giorno però, accadde qualcosa di diverso, fui attratto dalle luci e dai rumori di un vecchio luna park, dove bazzicavo quando ero ancora un fanciullo, e forse un po’ per nostalgia dei tempi andati, un po’ per ripescare quelle foto polverose, dimenticate in una di quelle vecchie credenze che mi porto dentro, decisi di varcare quella soglia.
Non voglio tediarvi, quindi non vi narrerò di cosa ho provato nell’osservare la gioia e la spensieratezza che si respirava in quel luogo, perciò mi limiterò a raccontarvi di ciò che la mia mente malata ha provato recandosi nella casa degli specchi.
Non ci furono incidenti, né eventi di natura paranormale, erano i miei tanti riflessi a darmi sui nervi.
Ovunque mi girassi, ovunque posassi il mio sguardo, ero costretto a trovarmi sbattuta di prepotenza la mia persona; per carità, non disprezzo assolutamente il mio fisico, trovo assurde quelle centinaia di regole estetiche, tra cui volendone citare due in particolare: la prosperità del seno, e i centimetri che compongono la nostra statura.
Il problema principale era dovuto al fatto che quei riflessi non erano reali, storpiavano la mia vera immagine e ovunque andassi non potevo fare altro che guardare con sommo disgusto un me che non era me.
Una cosa però mi sconvolgeva, per quanto diverse, in quelle immagini contaminate era presente qualcosa di mio; ad essere sinceri, ancora non riesco a capire il nesso che condividevano quelle brutte copie di me, o per meglio dire, con me.
Io ero loro, e loro erano me e per quanto fossero strane o minute, diverse dall’immagine reale in carne ed ossa, avevano anche esse qualcosa di vero, di mio.
Tornai a casa e fortunatamente non c’era nessuno, potevo essere me stesso in quel momento; andai in bagno per lavarmi il viso e ovviamente mi guardai allo specchio.
Osservai il mio viso pulito, i lineamenti e la conformazione non erano corrotti da chissà cosa, eppure, non so ancora per quale motivo, un sibilo fuoriscì dalle mie labbra: “Chi sono io?”

Nessuna risposta….

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Edmond L. Isgrò

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