Post fata resurgo

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Ti libri alta nel cielo, coperta da nuvole che nascondono quel piumaggio dai colori della luce, e solo al sole lasci ascoltare il tuo melodioso canto.
Sciolta da qualsiasi vincolo volteggi nel firmamento e mentre noi siam costretti a terra da catene troppo resistenti per essere spezzate, tu oltrepassi l’arcobaleno in piena libertà.
Spero tu possa perdonare a noi uomini il grande desiderio di vederti, perché ben capisco la tua forte timidezza, ma scommetto che sei ben conscia della nostra infantilità: desideriamo solo ciò che ci è irraggiungibile o che ci è distante.
Chissà poi se ti sono note le leggende che ritraggono o cercano di descrivere il tuo stile di vita, che un po’ tutti, me compreso, invidiamo; ecco perché sei tanto ricercata, il nostro egoismo non può accettare che vi sia un essere capace di abbandonarsi al sogno come fai tu, così meschinamente bramiamo di strappare le tue ali alla libertà e di rinchiuderle nella nostra gabbia intrisa di realtà.
Per questo motivo mi guardo bene dal chiamarti, infatti non faresti mai capolino tra le nuvole per me, e come darti torto, ma spero che ti arrivi lo stesso la preghiera, che arde nel mio cuore come il fuoco con cui sei solita giocare.
Io, sognatore per scelta e di certo non per moda o per condizione, dibatto queste fragili ali, cercando di rompere con la sola forza di volontà le robuste inferriate che mi opprimono, ma rimedio solamente ferite, le quali dilaniano la pelle, ma bruciano nel mio cuore.
Che il tuo canto possa commuovere il sole, che la tua voce possa far sì che quei raggi sciolgano queste sbarre fredde e senza vita, che l’arcobaleno sia la chiave capace di spezzare le catene che mi legano alla fredda realtà.
Vorrei volare, non per vederti, non per raggiungerti, ma solo per per perseguire quel sogno che all’ alba si chiama vita e al tramonto ha il sapore di libertà.
Mi piacerebbe tanto vivere senza preoccupazioni, appollaiarmi con calma e aspettare con fierezza la morte, per poi rinascere di nuovo, proprio tra quelle fiamme che fino a poco prima erano state la causa della fine.
Divenire me medesimo un sogno, che come te si rialza nuovamente in volo, in una spirale infinita, e chissà che nel percorrerla le mie ali non trovino anch’esse la forza brillare.

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Edmond L. Isgrò

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