Archivio mensile:aprile 2016

A voi

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A voi, oratori di professione;

A voi, cari finti moralisti;

A voi, sceneggiatori di falsità;

A voi, artisti della furbizia;

A voi, che vi dimostrate accomodanti solo per necessità;

A voi, che delineate il profilo psicologico di una persona basandovi su un risvolto;

A voi, che esternate con fierezza il vostro esser buoni, senza farvi alcun esame di coscienza;

A voi, che date importanza alle discussioni e allo scambio di opinioni, per poi trasformarli in un “braccio di ferro dell’Io”;

A voi, che in un diverbio di qualsivoglia natura, dispensate tecnicismi e aulicità: non fate uso dei lemmi come se fossero una pelliccia di visone;

A voi, che abusate del sarcasmo solo per provocare;

A voi, che sogghignate nel far innervosire qualcuno;

A voi, che nel guardarvi allo specchio, vi fermate al nero delle vostre pupille;

A voi, che dite di non aver mai guardato nessun altro dall’alto in basso;

A voi, che l’avete fatto senza aver mai recitato un mea culpa;

A voi, che urtate gli altri ogni giorno;

A voi, che chiudete un occhio solo quando vi conviene;

A voi, che ridete nell’ascoltare una cattiveria;

A voi, che dopo lo negate con tono mellifluo;

A voi, che non ve ne rendete nemmeno conto;

A voi, che non sommate i piccoli sbagli che inavvertitamente commettete;

A voi, che classificate gli errori in base a chi li compie;

A voi, che dopo aver commesso un grave errore, non versate una lacrima;

A voi, che: “Io, io, io e ancora io.”;

A voi, dico: ”…grazie!”

Non riuscirei ad andare avanti se non fosse per voi; non riuscirei a capire i miei sbagli se non fosse per voi; non riuscirei a provare rabbia se non fosse per voi; non riuscirei, malinconico quale sono, a ridere, se non fosse per voi.

Sì, se non sono ancora annegato nel tedio, io, lo devo a voi.

E vi lascio  senza critiche, a che servirebbero poi, mi è bastato citarvi in un post che considero inutile.

 

Edmond L. Isgrò

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Riflessioni notturne

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La mia timidezza: pregio per alcuni, difetto per altri.
Io, dal canto mio, non saprei dirvi chi ha torto.
Ricordo ancora gli attimi in cui vivevo la mia “spensierata” fanciullezza; quante volte ho sentito dire dalla maggior parte degli insegnanti quella fatidica frase: <<E. è un bravissimo ragazzo, intelligente sì, ma parla poco e si relaziona difficilmente con gli altri>>.
Non avevano torto, per carità, e non so quante volte mi sono sentito in difetto a causa del mio carattere; io non ho mai torto le ali ad una mosca; le mie parole non hanno mai danneggiato nessuno; per me erano gli altri che parlavano troppo… fin troppo; mi riferisco ovviamente ai galletti da cortile; a quei pavoni sempre pronti a mostrare quel “grazioso” mantello; a quei cani randagi, che aspettano la minima occasione per addentare il tuo spirito.
Timidezza non è sinonimo di bontà però, ecco perché non voglio che questo termine sia per forza un segno della positività morale di un individuo.
Va da sé che, quando sento un chiunque qualsiasi, lamentarsi con un altro per la sua eccessiva chiusura emotiva, io personalmente, mi sento fremere dalla rabbia… vabbè, è naturale.
Ho cercato di ovviare alla timidezza con delle maschere: alcuni mi definiscono un burbero insensibile; altri, un pagliaccio idiota e scadente; altri ancora addirittura, uno che sa stare al mondo (e qui mi scappa sempre una risata).
L’unica cosa che so è la seguente: ho voluto un mondo di bene a molte persone (chi più, chi meno), ma non sono mai riuscito a farle stare bene, ed è questa, la mia più grande disfatta, la croce che “timidamente” porterò, forse, in eterno.
Venderei l’anima al diavolo per vedere l’allegria dipinta sul tuo volto; la contentezza, ogni qual volta provo a rasserenare i vostri animi; ma adesso ho sonno, e dormire, be’… mi fa stare bene!

Edmond L. Isgrò

Incoerenze femminili

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Voglio esporre un mio pensiero prettamente soggettivo, e per carità, non voletemi male, in fin dei conti i vostri chiacchiericci bullizzano i miei timpani ogni santo giorno: carissime fanciulle, che con il naso all’insù vi fate vanto della vostra avvenenza; delle vostre forme perfette; della “mercanzia” che a volte, per finta pudicizia, vi premunite di lasciare nell’insieme delle cose superflue; vi prego, anzi, vi supplico caldamente di tacere.
A sentir voi, dovrei rimanere estasiato dal vostro fisico, dovrei cadere ai vostri piedi come una pera cotta o addirittura svendere il mio orgoglio per compiacervi.
Io capisco benissimo che le mie son parole vuote; che la vostra saccenza passerà sopra a queste mie battute; che non posso muover guerra verso i ben noti canoni estetici; che il vostro motto è e sarà sempre: “Il corpo è mio e quindi ho diritto di farne il mio marchio.”
Vi vorrei chiedere solo un piccolo favore: evitate di esporre la vostra vanità dinanzi alle mie povere orecchie; non solo la mia libido va a farsi benedire, ma pure tentare di stringere un rapporto d’amicizia con vossignoria risulterebbe difficoltoso.
Certo, almeno ammiro la vostra coerenza, siete preferibili a quelle che nel farsi un selfie, oltre al viso inquadrano “accidentalmente” la scollatura; e poi ti capita di sentirle esporre aspri giudizi sulla superficialità maschile.
Vi lascio, spero solo di non aver urtato nessuna “coda di paglia”, o di aver accidentalmente pugnalato al petto qualcuna.
No… siete troppo superiori per calcolarmi.
Beh pazienza, non mi importa se questo post dovesse passare inosservato; se avessi voluto racimolare reazioni o commenti di qualsivoglia genere, probabilmente mi sarei comprato un gatto!

 

Edmond L. isgrò