Archivio mensile:maggio 2016

Il bello dell’ignoranza

Standard

<<C’è qualcuno che non ha capito l’argomento, così lo rispiego?>>
Silenzio.
Aver vergogna della propria ignoranza: l’errore che io, e forse molti altri, commettevamo quando ancora sedevamo tra i banchi di scuola.
Con il tempo ho iniziato ad avere cura della mia ignoranza: l’ho coltivata e l’ho nutrita con stille di sapere.
Ora non me ne vergogno, ammetto di essere ignorante, come un po’ tutti del resto e ne vado fiero.
Se non conosco una qualsiasi cosa, affermo di essere ignorante in materia e quindi chiedo, ascolto, e memorizzo; poi incuriosito, inizio ricerche da autodidatta, e scopro a volte, che le cose ascoltate non erano del tutto esatte, ma grazie ad esse sono stato incentivato a migliorare la mia preparazione.
A volte mi capita perfino di assumere nozioni su argomenti che credevo di sapere a menadito; e dopo la stizza iniziale ammetto che così ho tappato quei piccoli fori, i quali ahimè, avevo con noncuranza lasciato aperti.
Sono felice di essere ignorante; felice di imparare sempre qualcosa di nuovo ogni giorno; felice di poter attingere dagli altri, quando è necessario; felice di avere l’umiltà di sapere ascoltare, e non solo parlare.
Sì, non me ne vogliate, ma provo veramente pena per “Dio”.

 

Edmond L. Isgrò

Il soliloquio di un pazzo

Standard

<<Che ti devo di’ compa’, so’ stanco>>

<<Non è una novità, cos’è successo questa volta?>>

<<Le persone, amico mio, le persone!>>

<<Ancora? Sempre i soliti discorsi; lo vuoi capire che nella vita ti confronterai con un numero infinito di volti, e volente o nolente sarai costretto a incassare ben più di una volta?>>

<<Ma io divento pazzo così, lo capisci? È inconcepibile per me questa situazione, sai quanti vaffanculo ho dovuto ingoiare? Non credo affatto di star bene così, sai?>>

<<Invece sì, fidati di me, non serve a nulla infervorarsi; se mandi a quel paese ogni persona che ti lede, rimarrai da solo, e ti troverai male in futuro>>

<<Oh, e basta con la solita manfrina trita e ritrita! Se rispondi in maniera brusca, allontani gli altri e passi per uno scorbutico; se rimani da solo, ti troverai male; ma quando mai, io devo stare bene, e da solo sto bene: la situazione attuale mi fa schifo! Con gli amici cerco di essere paziente, in memoria dei bei momenti passati, ma con gli altri ho deciso: al primo screzio, un vaffanculo e via!>>

<<Bravo il signorino, complimenti. Ammettiamo pure che tu riesca ad attuare i tuoi propositi. cosa ti rimarrà? E chi ti rimarrà?>>

<<Cosa mi rimarrà? Pace e quiete. Chi? Be’, non andrò di certo a fare l’eremita. Andrea ad esempio, è un ottimo amico, ce ne fossero di più come lui… è veramente una persona squisita: pacata, gentile, disponibile; mette allegria e non ha mai offeso nessuno, parola mia. Che poi no, questa la ricordi sicuro: stavamo passeggiando io e lui, quando ad un certo punto, poggiando male il piede per terra, si prende una piccola storta e cade a terra; capita a tutti lo sai, è una sciocchezza. Be’ dietro di noi, stava quel deficiente di Gianpaolo, e con la coda dell’occhio lo vidi ridacchiare con un suo amico; Andrea seppur provando disagio, signore qual è, ha fatto finta di nulla, ma oltre il danno, ha dovuto perfino sorbirsi quegli stupidi sfottò… da uno che passa le giornate a vantarsi della propria umiltà: addirittura quando va in chiesa per confessarsi, come minimo si scatta due o tre selfie per mostrare il suo attaccamento alla fede, ma dai! È questa l’incoerenza che mi fa vomitare!>>

<<Senti, ti rendi conto di quello che dici? Sai bene che ognuno di noi può definirsi “puro”: tu, e ovviamente io, non lo siamo, quindi… sii meno pedante>>

<<Io ti voglio spiega’ solo una cosa: detesto le mezze misure. Preferisco mille volte un confronto con una testa di cazzo, che almeno è coerente nel suo essere un uomo di merda; invece di avere a che fare con gente dalla doppia faccia!

Sì è vero, hai ragione, io do molto peso alle minime cose: alla frasetta detta per far ridere; al sorrisetto sarcastico del coglione di turno, alla brutta battutina buttata lì solo per offendere e alle risate, sì quelle cazzo di risate: non solo sono la firma della tua umiliazione, ma ti stritolano l’anima fino a mutilarla. Io dovrei quindi preoccuparmi di passare per persona scortese? Devo pormi dubbi, e non essere sgarbato, solo perché al contrario di loro, io non ho indosso la cappa della furbizia? So di avere buon cuore, ma non sono tenuto a dimostrarlo a loro, non meritano la parte peggiore di me, figurarsi la migliore; pensassero quello che vogliano, che me frega!>>

<<Tanto è inutile che blateri a vanvera, lo so bene che non avrai questo coraggio, non è nella tua indole; sì, forse un giorno non riuscirò a trattenerti e ci proverai, ma tornerai sui tuoi passi, lo sai. Se proprio vuoi sfogarti ti do un consiglio: metti tutto scritto, e forse qualcheduno leggerà le tue menate, può darsi perfino che ci sia gente che ti dia ragione>>

<<Bah, non che m’interessi più di tanto: ho di meglio da fare che stare a fissare un cazzo di schermo sperando in un misero e inutile click; forse qualcuno sentirà la propria autostima lievitare così, io no>>

<<E quindi che intenzioni hai?>>

<<Trovare una soluzione con te, così noi non possiamo andare avanti, ma prima di tutto, ci vuole un bel bicchier di vino, almeno su questo, andiamo d’accordo>>.

Edmond L. Isgro