Un giullare

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Son giullare in un tendone all’aperto,
gaudio divertimento per un bimbo innocente.
Mi affanno per sollevar quel volto spento
quando nel mio cuore si abbatte il presente.

Dipingo sul mio viso una maschera di cera
che di rosso e di bianco si mostra ai presenti;
loro si trastullano su quella facciata severa
e io rispondo con sorrisi torbidi e assenti.

Bianche le sfere danzan silenti
e sorde contemplan l’applauso dei paganti.
Come possono esser rapiti da quel giuoco privo d’amore
senza riconoscer lo sforzo dell’attore?

Mi dileguo in un sontuoso inchino
è la mia roulotte, il mio fortino.
L’acqua purifica chi si è addentrato tra i malsani
e in un bicchier di rosso, rifuggo l’indomani.

Edmond L. Isgrò

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