Due letti

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Due letti

Una stanza zeppa di eterni balocchi,

racchiude i sogni di due anime fraterne;

una di esse dorme non curante di chi

dalla veglia è restio a staccarsene.

 

Mestamente guardo quel volto ancora puro

e immergo i miei sensi in quel suo russare.

Il giovine non immagina il proprio futuro,

ma si gode il gusto di poter sognare.

 

Rido fra me e me guardando la creatura

a cui affido il mio bene fraterno.

Lui ascolta le mie massime con cieca premura,

superflue per chi illuminerà l’averno.

 

Oh sì, lui coltiverà innumerevoli passioni

coglierà fiori freschi e variopinti;

sorreggerà amici e donerà loro emozioni,

lui non rientrerà tra i vinti.

 

Le mie membra stanche rinvigoriscono,

so di aver ragione, non  è presunzione la mia.

Contento osserverò ciò che non sono,

e  se un grazie riceverò, sarà solo una mera bugia.

 

Ripenso ai fiori nel mio giardino,

i quali lasciai incautamente a marcire,

ora secchi, osservano il mio destino;

di una vita destinata presto a finire.

 

Un ultimo sguardo, un ultimo sorriso;

è tempo che mi abbandoni all’oppio anche io.

Sognerò una vita che non ha nulla di mio,

ma lungi l’invidia macchiar questo viso.

Edmond L. Isgrò

 

 

 

 

 

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