Al tavolo dei malandati

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Al tavolo dei malandati

Lo sguardo bieco sul mondo,

sanguisuga che di gaudio si nutre;

si riflette nelle pupille vitree

di un compagno similmente profondo.

 

Seduti ad un tavolo si disquisisce,

eterni, i secondi tendono a passare.

Ciò non disturba il nostro conversare,

ma il nostro spirito si affievolisce.

 

Leggiamo i romanzi della vita,

ascoltandoli, sembra una tetra sinfonia;

non distinguo la tua dalla mia,

è solo il requiem di una trista salita.

 

Boccate di fumo impastano la bocca

e nuvole blu volteggiano inquiete:

salata è l’acqua, non placa la sete;

il mare non bagna il viso, l’anima, una secca.

 

Avvoltoi pregustano esanimi carni,

la resa, un opzione da considerare;

è dubbia se non oscura, la nostra sorte.

A due scogli il peso dei nostri malanni,

all’eterno domani non siam pronti a rinunciare,

e allo spettro di un riverbero ci diciam: «Buonanotte».

 

 

Edmond L. Isgrò

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