Rincasare la domenica mattina

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La malinconia è lato di me, di noi, che vive solitamente in simbiosi con la nostra persona; a volte però, di par sua, essa si distacca, o per essere più precisi, si quieta, permettendoci di godere appieno gli istanti e le goliardie che accompagnano quelle serate passate tra “amici” ed assenzio.

È la nostra “ora d’aria”, in cui noi povere anime afflitte, c’immergiamo neofiti nella movida cittadina: chiacchiere, risate, commenti fuori luogo e perché no, anche i diverbi, sembrano essere una quotidianità già ben rodata.

Rincasare, lì iniziano i problemi.

Con il terminare della frenesia del circondario infatti, il nostro cervello pare svegliarsi da un torpore, e una saudade non più sopita, infetta i nostri pensieri e le nostre emozioni.

A quel punto,  le membra stanche e due gambe pesanti passano automaticamente in secondo piano; ripercorriamo la serata appena trascorsa, diamo più peso ad alcuni eventi e da lì, a qualsiasi altra cosa, remota e non, il passo è breve.

Arriva l’alba, e la stanchezza aumenta, vero, ma anche la nostra tristezza: barriera che ci separa da un sonno ristoratore.

Una sigaretta per i fumatori, un non so cosa per chi non si abbandona al tabacco, e si attende il solito tran tran mattutino… e due borse ormai logore dal tempo accompagnano la nostra vista sul mondo.

 

 

Edmond L. Isgrò

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