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Uomini in fiore

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Sono un uomo accorto, forse anche troppo. Scrivo nella mia mente i discorsi da pronunciare il giorno dopo, le frasi, i saluti e persino le battute.
Pure i gesti sono voluti (volente o nolente, le vostre apparenze ve le hanno indotte i miei inganni notturni), sicché mi risulta alquanto difficile improvvisare, la naturalezza non è nella mia indole, solo nella solitudine improvviso, al di fuori di essa mi interessa soltanto contemplare il verbo altrui: troppo individuale; troppo egoista; troppa voglia di aver ragione.
Capisco che qualcuno possa criticare il mio fare, il mio manipolare me stesso, ma alla fine, sono un relativista, e non mi permetto di dissentire a priori un’opinione.
Solo le margherite di prato mi ricordano una vaga e naturale sobrietà – silenti – tranquillizzano la mia persona meglio di un farmaco.
Sono un uomo accorto, evito di calpestarle, evito di noncurarle, evito di comportarmi come uomo tra uomini.

 

Edmond L. isgrò

Preghiera notturna

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Oh Ὕπνος, a te che è concesso di placare lo spirito di noi poveri mortali, ascolta la mia preghiera e stendi su di me il tuo influsso, cosicché mi abbandoni pure io ai piaceri che solo la tua mano sa offrire. Tu che del sonno sei il sovrano indiscusso, non so se sai quanto è la profonda la gratitudine che io, come molti altri proviamo nei tuoi confronti. Quella quiete, che con filantropia dispensi senza eccezione alcuna a tutti noi, non solo ristora mente e corpo, dandoci al mattino la forza di guardare il nuovo sole, ma ci permette, almeno per qualche ora, di sfuggire a tutte quelle pressioni che il viver ci procura. Ed è proprio per questo motivo che io ora t’invoco, supplicandoti di concedere pure a me qualche ora di nulla; di lasciarmi incontrare le figure oniriche che tuo figlio, eccellente e fantasioso pittore, crea con disinvoltura, ma soprattutto di trovare un piccolo cantuccio, per potermi riparare dal nubifragio che in questo preciso istante, si abbatte senza sosta sulla mia mente, penetrando nel mio spirito. Eppure il tuo tocco miracoloso tarda ad arrivare e non riesco a capirne il motivo; sarà per colpa di quei sibili, che senza sosta colpiscono il mio udito e fanno da spartito ai miei sospiri, o sei tu, che ti diverti a vedermi soffocare in questo oceano colmo d’angoscia? Ordunque te ne prego, non rimanere sordo al mio lamento e fa’ sì che anche io possa godere del buio che ristora e lenisce ogni timore; non privarmi di quel dolce oblio di cui tu sei il creatore. Il ticchettio del tempo accompagna questa notte insonne e io non lo vorrei ascoltare. null Edmond L. Isgrò