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Poesia d’amore obbrobriosa

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Ti regalerei amene parole,
figure retoriche altisonanti
e gocce d’inchiostro eleganti
da raggelare il sole.

Eppure – muto – non parlo,
timido, da te sono investito.
Annoiarti? Mai! Contrito e inibito
ti ammiro in volo.

Rondine che fugge lo stormo;
vera portatrice di primavera.
Seppur teso, il tuo camminare rallegra
chi, d’animo rinsecchito, d’almo

rigoglie nel tuo volteggiare.
Io che mi trascino
avvampo nel passarti vicino,
e ti saluto, solo per sentirti danzare.

 

 

Edmond L. Isgrò

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L’ansia di una vita

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Le hai contate, sì ne sono sicuro, lo hai fatto: tutte quelle volte che ti hanno rinfacciato ogni spasmo; ogni tuo rabbrividire; ogni qual volta che nervosamente ti mordevi a mano, e respiravi, coprendoti gli occhi, vergognandoti di un semplice pianto.

E ti ricorderai pure, di tutte quelle volte che hanno detto con durezza: “Metti ansia pure a me, vedi di calmarti”, e tu a mezza voce “mi dispiace”, mortificato.

Vedo lì, inchiodati su una croce, i tuoi sensi di colpa, per un qualcosa che forse, non riesci a spiegarti nemmeno tu; giacché, alla fine, chi deve convivere ogni giorno con quel battito accelerato, be’, sei proprio tu.

Le parole volano però, e si posano nelle vaste lande della nostra anima: crescono rovi, e ci cingono in una morsa, lasciandoci inerti su un letto, a specchiarci con il passato.

Convivere con un’ansia permanente non è semplice, perché per l’appunto, ogni gesto naturale, perde le proprie sfumature di semplicità.

Allora forse rimuginerai, e maledirai ogni volta che hai esitato; ogni volta che ti sei fermato; ogni volta che sei partito con il freno a mano tirato; ogni volta che hai rinunciato.

Eppure se andrai più a fondo, ricorderai che a causa di quel timore, vi sono stati anche dei momenti dove hai sbagliato; dove hai inciampato; dove hai maldestramente nuotato e sei quasi affogato.

Ti avranno detto probabilmente che l’ansia è di tutti e che bisogna lottare per porvi rimedio, verissimo, certo, ma ciò che hanno omesso, non volutamente, è che tutti siamo diversi, poiché a volte non ce ne rendiamo nemmeno più conto, vi è un razzismo latente perfino nelle diversità caratteriali.

Quindi, se l’ansia condiziona il tuo modo di vivere, il mio modo di vivere, perché dar questo privilegio anche al giudizio altrui?

Benché molto seccante, la nostra ansia non ha mai danneggiato nessuno, come invece possono esserlo state le parole e i gesti di qualcuno.

Prosegui con calma, la tua calma, e forse chi lo sa, commetterai qualche errore in più; tanto, a Giugno, mese che sublima la primavera e l’estate, da quei rovi fioriranno le more.

Edmond L. Isgrò

Delirio #2

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<Che tedio, amico mio, che tedio.>>
<<E quando mai, pensa che quelle rare volte che ti vedo allegro, credo tu ti sia calato qualche pasticca!>>
<<Mado’ e poi sarei io quello pesante; sto solo dicendo che sono scocciato, tutto qui.>>
<<Non mi è nuova questa frase, avanti dimmi un po’, chi o cosa infastidisce indirettamente la tua vita? Ti disturba l’atteggiamento di qualcheduno? Pazienza! Ah no, è l’ipocrisia dietro quegli atteggiamenti a roderti… be’ caro mio, sappi che quelle inezie non danneggiano nessuno e se proprio vogliamo dirla lunga, potrei compilarti una lista con tutti i tuoi errori e visto che sei scocciato potrai passare il tempo leggendo qualcosa.>>
<<… sei completamente fuori strada, e poi non credere che io guardi solo al di là del mio cortile, magari avessi questa presunzione.>>
<<Non farmi ridere, non ti ho mai visto prendertela con te stesso, mai!>>
<<E scusami, questo cosa mi significa? Sappi che tra tutti, quello che maggiormente detesto, anzi schifo, sono proprio io; sì, le critiche più feroci le rivolgo solo e solamente a me stesso e non vi è alcun bisogno di doverle sbandierare ai quattro venti.>>
<<Dai, calmati e non esagerare, non è che tu sia un mostro, hai qualche difetto, come chiunque altro alla fine; anzi, sei una bravissima persona e anche un buon amico.>>
<<Eccolo là, un po’ di avvilimento e il tuo modo di fare cambia totalmente, siete tutti uguali. No, non mi servono i tuoi complimenti, odio ricevere complimenti, io non me li faccio, e quelli degli altri non mi toccano; preferisco una risata di scherno data dal primo beota di turno.>>
<<Tu sei un caso impossibile Ed, almeno dimmi perché ti “schifi” così tanto.>>
<<Come spiegartelo? È l’inerzia di cui soffro che mi fa male: mi sento chiuso in una cella e pur avendo in mano il chiavistello, non ho nemmeno la forza di girare nella toppa la chiave che aprirebbe quella maledetta serratura; il tempo scorre, e più passa, più mi rendo conto che il debito che ho con lui aumenta… e quando sarà il momento di saldare i conti non avrò nulla, se non questa chiave, che sarà mai arrugginita.>>
<<…>>
<<Ora capisci qual è il problema? Pensi ancora che io passi il tempo a guardare minuziosamente i comportamenti altrui? Che non martelli me stesso con un mare di critiche ogni cristo di secondo della mia vita?
Be’ ti sbagli, c’è solo una differenza tra me e gli altri: io non ho bisogno di scrivere all’altrui persona il motivo per cui mi detesto, perché ciò interessa solo me, e la mia persona lo sa già; per quanto riguarda gli altri, in che altro modo dovrei esprimermi? Dovrei forse girare per le strade con un megafono?>>
<<Oppure potresti semplicemente evitare di farlo, se ti senti “sporco” così tanto, a questo punto finiscila di martoriare gli altri, e scusami, dopo non ti innervosire se dico che pecchi di presunzione.>>
<<Ah, quindi seguendo il tuo ragionamento, nessuno a questo punto dovrebbe aprir bocca per criticare! Immagino tu ti stai rifacendo a quella frase che quel famoso tale disse “qualche” anno fa: “Chi è senza peccato scagli la prima pietra”. Infatti non seguo quelle parole, perché sono goffo, e la prima pietra mi cade sull’alluce, la seconda invece la scaglio; e per finire, riguardo al discorso sulla presunzione, be’, io espongo parole di scherno e di rabbia verso la mia persona, e per altri motivi compio lo stesso verso quella altrui; non mi ritengo superiore, anzi, metto tutti quanti allo stesso livello, avanti, dimmi dove sta la presunzione in tutto ciò!>>
<<In un modo o nell’altro, rigiri la frittata a tuo piacimento, ma se proprio vuoi sapere la mia opinione, non penso che gli altri ti ascolteranno, non sei nemmeno in grado di farlo da te.
Mi hai spiegato in minima parte perché ti detesti, e non credo che le tue stesse critiche siano riuscite a forzare quella “serratura”.>>
<<Touché… anche se ad essere sinceri, ci sto lavorando! Ma per il resto, mi hai colto in fallo, compare.>>
<<Lo so, si trova sempre un modo per scassinare una serratura, per quanto sia ingegnata a dovere, e nelle tue elucubrazioni ci sono falle disseminate qua e là.
Te lo ripeto comunque, anche se ti dà fastidio, sei un bravo ragazzo, accettalo, inoltre vorrei aggiungere anche un’altra cosa, sei altresì un gran coglione, ma con affetto!>>

 

Edmond L. Isgrò

Il soliloquio di un pazzo

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<<Che ti devo di’ compa’, so’ stanco>>

<<Non è una novità, cos’è successo questa volta?>>

<<Le persone, amico mio, le persone!>>

<<Ancora? Sempre i soliti discorsi; lo vuoi capire che nella vita ti confronterai con un numero infinito di volti, e volente o nolente sarai costretto a incassare ben più di una volta?>>

<<Ma io divento pazzo così, lo capisci? È inconcepibile per me questa situazione, sai quanti vaffanculo ho dovuto ingoiare? Non credo affatto di star bene così, sai?>>

<<Invece sì, fidati di me, non serve a nulla infervorarsi; se mandi a quel paese ogni persona che ti lede, rimarrai da solo, e ti troverai male in futuro>>

<<Oh, e basta con la solita manfrina trita e ritrita! Se rispondi in maniera brusca, allontani gli altri e passi per uno scorbutico; se rimani da solo, ti troverai male; ma quando mai, io devo stare bene, e da solo sto bene: la situazione attuale mi fa schifo! Con gli amici cerco di essere paziente, in memoria dei bei momenti passati, ma con gli altri ho deciso: al primo screzio, un vaffanculo e via!>>

<<Bravo il signorino, complimenti. Ammettiamo pure che tu riesca ad attuare i tuoi propositi. cosa ti rimarrà? E chi ti rimarrà?>>

<<Cosa mi rimarrà? Pace e quiete. Chi? Be’, non andrò di certo a fare l’eremita. Andrea ad esempio, è un ottimo amico, ce ne fossero di più come lui… è veramente una persona squisita: pacata, gentile, disponibile; mette allegria e non ha mai offeso nessuno, parola mia. Che poi no, questa la ricordi sicuro: stavamo passeggiando io e lui, quando ad un certo punto, poggiando male il piede per terra, si prende una piccola storta e cade a terra; capita a tutti lo sai, è una sciocchezza. Be’ dietro di noi, stava quel deficiente di Gianpaolo, e con la coda dell’occhio lo vidi ridacchiare con un suo amico; Andrea seppur provando disagio, signore qual è, ha fatto finta di nulla, ma oltre il danno, ha dovuto perfino sorbirsi quegli stupidi sfottò… da uno che passa le giornate a vantarsi della propria umiltà: addirittura quando va in chiesa per confessarsi, come minimo si scatta due o tre selfie per mostrare il suo attaccamento alla fede, ma dai! È questa l’incoerenza che mi fa vomitare!>>

<<Senti, ti rendi conto di quello che dici? Sai bene che ognuno di noi può definirsi “puro”: tu, e ovviamente io, non lo siamo, quindi… sii meno pedante>>

<<Io ti voglio spiega’ solo una cosa: detesto le mezze misure. Preferisco mille volte un confronto con una testa di cazzo, che almeno è coerente nel suo essere un uomo di merda; invece di avere a che fare con gente dalla doppia faccia!

Sì è vero, hai ragione, io do molto peso alle minime cose: alla frasetta detta per far ridere; al sorrisetto sarcastico del coglione di turno, alla brutta battutina buttata lì solo per offendere e alle risate, sì quelle cazzo di risate: non solo sono la firma della tua umiliazione, ma ti stritolano l’anima fino a mutilarla. Io dovrei quindi preoccuparmi di passare per persona scortese? Devo pormi dubbi, e non essere sgarbato, solo perché al contrario di loro, io non ho indosso la cappa della furbizia? So di avere buon cuore, ma non sono tenuto a dimostrarlo a loro, non meritano la parte peggiore di me, figurarsi la migliore; pensassero quello che vogliano, che me frega!>>

<<Tanto è inutile che blateri a vanvera, lo so bene che non avrai questo coraggio, non è nella tua indole; sì, forse un giorno non riuscirò a trattenerti e ci proverai, ma tornerai sui tuoi passi, lo sai. Se proprio vuoi sfogarti ti do un consiglio: metti tutto scritto, e forse qualcheduno leggerà le tue menate, può darsi perfino che ci sia gente che ti dia ragione>>

<<Bah, non che m’interessi più di tanto: ho di meglio da fare che stare a fissare un cazzo di schermo sperando in un misero e inutile click; forse qualcuno sentirà la propria autostima lievitare così, io no>>

<<E quindi che intenzioni hai?>>

<<Trovare una soluzione con te, così noi non possiamo andare avanti, ma prima di tutto, ci vuole un bel bicchier di vino, almeno su questo, andiamo d’accordo>>.

Edmond L. Isgro

A voi

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A voi, oratori di professione;

A voi, cari finti moralisti;

A voi, sceneggiatori di falsità;

A voi, artisti della furbizia;

A voi, che vi dimostrate accomodanti solo per necessità;

A voi, che delineate il profilo psicologico di una persona basandovi su un risvolto;

A voi, che esternate con fierezza il vostro esser buoni, senza farvi alcun esame di coscienza;

A voi, che date importanza alle discussioni e allo scambio di opinioni, per poi trasformarli in un “braccio di ferro dell’Io”;

A voi, che in un diverbio di qualsivoglia natura, dispensate tecnicismi e aulicità: non fate uso dei lemmi come se fossero una pelliccia di visone;

A voi, che abusate del sarcasmo solo per provocare;

A voi, che sogghignate nel far innervosire qualcuno;

A voi, che nel guardarvi allo specchio, vi fermate al nero delle vostre pupille;

A voi, che dite di non aver mai guardato nessun altro dall’alto in basso;

A voi, che l’avete fatto senza aver mai recitato un mea culpa;

A voi, che urtate gli altri ogni giorno;

A voi, che chiudete un occhio solo quando vi conviene;

A voi, che ridete nell’ascoltare una cattiveria;

A voi, che dopo lo negate con tono mellifluo;

A voi, che non ve ne rendete nemmeno conto;

A voi, che non sommate i piccoli sbagli che inavvertitamente commettete;

A voi, che classificate gli errori in base a chi li compie;

A voi, che dopo aver commesso un grave errore, non versate una lacrima;

A voi, che: “Io, io, io e ancora io.”;

A voi, dico: ”…grazie!”

Non riuscirei ad andare avanti se non fosse per voi; non riuscirei a capire i miei sbagli se non fosse per voi; non riuscirei a provare rabbia se non fosse per voi; non riuscirei, malinconico quale sono, a ridere, se non fosse per voi.

Sì, se non sono ancora annegato nel tedio, io, lo devo a voi.

E vi lascio  senza critiche, a che servirebbero poi, mi è bastato citarvi in un post che considero inutile.

 

Edmond L. Isgrò

Incoerenze femminili

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Voglio esporre un mio pensiero prettamente soggettivo, e per carità, non voletemi male, in fin dei conti i vostri chiacchiericci bullizzano i miei timpani ogni santo giorno: carissime fanciulle, che con il naso all’insù vi fate vanto della vostra avvenenza; delle vostre forme perfette; della “mercanzia” che a volte, per finta pudicizia, vi premunite di lasciare nell’insieme delle cose superflue; vi prego, anzi, vi supplico caldamente di tacere.
A sentir voi, dovrei rimanere estasiato dal vostro fisico, dovrei cadere ai vostri piedi come una pera cotta o addirittura svendere il mio orgoglio per compiacervi.
Io capisco benissimo che le mie son parole vuote; che la vostra saccenza passerà sopra a queste mie battute; che non posso muover guerra verso i ben noti canoni estetici; che il vostro motto è e sarà sempre: “Il corpo è mio e quindi ho diritto di farne il mio marchio.”
Vi vorrei chiedere solo un piccolo favore: evitate di esporre la vostra vanità dinanzi alle mie povere orecchie; non solo la mia libido va a farsi benedire, ma pure tentare di stringere un rapporto d’amicizia con vossignoria risulterebbe difficoltoso.
Certo, almeno ammiro la vostra coerenza, siete preferibili a quelle che nel farsi un selfie, oltre al viso inquadrano “accidentalmente” la scollatura; e poi ti capita di sentirle esporre aspri giudizi sulla superficialità maschile.
Vi lascio, spero solo di non aver urtato nessuna “coda di paglia”, o di aver accidentalmente pugnalato al petto qualcuna.
No… siete troppo superiori per calcolarmi.
Beh pazienza, non mi importa se questo post dovesse passare inosservato; se avessi voluto racimolare reazioni o commenti di qualsivoglia genere, probabilmente mi sarei comprato un gatto!

 

Edmond L. isgrò

Se avessi un figlio…

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Se avessi un figlio non so cosa gli potrei insegnare e chissà se sarei in grado di sorreggerlo nei momenti di difficoltà.
Mi toccherebbe provarci, questo è ovvio, e non potendo indicargli la strada, sicuramente finirei per narrargli ogni istante della mia vita, sperando che riesca a non commettere gli stessi errori del padre.
Se avessi un figlio non so se riuscirei a non viziarlo, ascoltare il pianto di un bambino provoca in me un indicibile senso di malinconia; no, non sarei un buon padre.
Se avessi un figlio non potrei spiegargli per bene il significato del motto “carpe diem”, non potrei fornirgli le conoscenze necessarie per sopravvivere in questa giungla di uomini e cosa più importante, non sarei in grado di aiutarlo nel caso dovesse avere problemi in algebra o in geometria.
Una frase gli direi sicuramente: “Se vuoi iniziare una carriera nel teatro o nel cinema, fallo pure, mi renderesti veramente orgoglioso, ma non ti azzardare mai a fare della strada su cui cammini il palcoscenico e dei tuoi conoscenti gli spettatori”, se dopo mi dovesse prendere per pazzo, ne sarei contento.
Se avessi un figlio, probabilmente gli direi di dare maggiore ascolto alle parole della madre che a quelle del padre, e se mi ascoltasse, sicuramente la definirei una situazione veramente paradossale.
Se avessi un figlio gli potrei insegnare una sola cosa: l’educazione e il rispetto per il prossimo.
Gli direi di stare attento a come si pone, di non ferire i sentimenti altrui, di pensare prima di parlare, e di come una semplice risata di scherno possa far male più di una scarica di pugni.
“Se un giorno noti che i tuoi atteggiamenti abbiano ferito, anche inavvertitamente qualcuno, non esitare a scusarti.” gli ripeterei continuamente.
Gli consiglierei inoltre di non fidarsi di coloro che predicano bene, ma che non si fanno scrupoli nel ridacchiare in faccia agli altri quando la situazione lo permette.
Poi ci sarebbero tante altre cose di cui vorrei parlargli, ma che ovviamente terrei per me: non indietreggiare per paura di commettere un errore, non rimanere inerte in certe situazioni e non bloccare il dolce fluire delle parole per paura delle conseguenze, perché a volte il silenzio, genera soltanto rimorso.
Perché non farei partecipe di queste al mio ragazzo?
Semplice, una persona matura sa che alcune cose, a prescindere da tutto e da tutti, sono difficili da mettere in pratica.
Ecco perché, spero che se un giorno avrò un figlio, esso prenda il meglio da ognuno, fuorché dal sottoscritto.

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Edmond L. Isgrò