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Uomini in fiore

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Sono un uomo accorto, forse anche troppo. Scrivo nella mia mente i discorsi da pronunciare il giorno dopo, le frasi, i saluti e persino le battute.
Pure i gesti sono voluti (volente o nolente, le vostre apparenze ve le hanno indotte i miei inganni notturni), sicché mi risulta alquanto difficile improvvisare, la naturalezza non è nella mia indole, solo nella solitudine improvviso, al di fuori di essa mi interessa soltanto contemplare il verbo altrui: troppo individuale; troppo egoista; troppa voglia di aver ragione.
Capisco che qualcuno possa criticare il mio fare, il mio manipolare me stesso, ma alla fine, sono un relativista, e non mi permetto di dissentire a priori un’opinione.
Solo le margherite di prato mi ricordano una vaga e naturale sobrietà – silenti – tranquillizzano la mia persona meglio di un farmaco.
Sono un uomo accorto, evito di calpestarle, evito di noncurarle, evito di comportarmi come uomo tra uomini.

 

Edmond L. isgrò

Rincasare la domenica mattina

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La malinconia è lato di me, di noi, che vive solitamente in simbiosi con la nostra persona; a volte però, di par sua, essa si distacca, o per essere più precisi, si quieta, permettendoci di godere appieno gli istanti e le goliardie che accompagnano quelle serate passate tra “amici” ed assenzio.

È la nostra “ora d’aria”, in cui noi povere anime afflitte, c’immergiamo neofiti nella movida cittadina: chiacchiere, risate, commenti fuori luogo e perché no, anche i diverbi, sembrano essere una quotidianità già ben rodata.

Rincasare, lì iniziano i problemi.

Con il terminare della frenesia del circondario infatti, il nostro cervello pare svegliarsi da un torpore, e una saudade non più sopita, infetta i nostri pensieri e le nostre emozioni.

A quel punto,  le membra stanche e due gambe pesanti passano automaticamente in secondo piano; ripercorriamo la serata appena trascorsa, diamo più peso ad alcuni eventi e da lì, a qualsiasi altra cosa, remota e non, il passo è breve.

Arriva l’alba, e la stanchezza aumenta, vero, ma anche la nostra tristezza: barriera che ci separa da un sonno ristoratore.

Una sigaretta per i fumatori, un non so cosa per chi non si abbandona al tabacco, e si attende il solito tran tran mattutino… e due borse ormai logore dal tempo accompagnano la nostra vista sul mondo.

 

 

Edmond L. Isgrò

Incoerenze femminili

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Voglio esporre un mio pensiero prettamente soggettivo, e per carità, non voletemi male, in fin dei conti i vostri chiacchiericci bullizzano i miei timpani ogni santo giorno: carissime fanciulle, che con il naso all’insù vi fate vanto della vostra avvenenza; delle vostre forme perfette; della “mercanzia” che a volte, per finta pudicizia, vi premunite di lasciare nell’insieme delle cose superflue; vi prego, anzi, vi supplico caldamente di tacere.
A sentir voi, dovrei rimanere estasiato dal vostro fisico, dovrei cadere ai vostri piedi come una pera cotta o addirittura svendere il mio orgoglio per compiacervi.
Io capisco benissimo che le mie son parole vuote; che la vostra saccenza passerà sopra a queste mie battute; che non posso muover guerra verso i ben noti canoni estetici; che il vostro motto è e sarà sempre: “Il corpo è mio e quindi ho diritto di farne il mio marchio.”
Vi vorrei chiedere solo un piccolo favore: evitate di esporre la vostra vanità dinanzi alle mie povere orecchie; non solo la mia libido va a farsi benedire, ma pure tentare di stringere un rapporto d’amicizia con vossignoria risulterebbe difficoltoso.
Certo, almeno ammiro la vostra coerenza, siete preferibili a quelle che nel farsi un selfie, oltre al viso inquadrano “accidentalmente” la scollatura; e poi ti capita di sentirle esporre aspri giudizi sulla superficialità maschile.
Vi lascio, spero solo di non aver urtato nessuna “coda di paglia”, o di aver accidentalmente pugnalato al petto qualcuna.
No… siete troppo superiori per calcolarmi.
Beh pazienza, non mi importa se questo post dovesse passare inosservato; se avessi voluto racimolare reazioni o commenti di qualsivoglia genere, probabilmente mi sarei comprato un gatto!

 

Edmond L. isgrò